giovedì 4 giugno 2026
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Cronaca

Giustizia, introdotta l'emergenza permanente: così può restare emergenza anche quando si ripete da trent'anni

Dopo l'ennesima archiviazione eccellente e il rituale delle reazioni indignate, il sistema giudiziario adotta una formula nuova: definire eccezionale tutto ciò che ormai è strutturale.

Redazione
Giustizia, introdotta l'emergenza permanente: così può restare emergenza anche quando si ripete da trent'anni

Dopo l'ennesima archiviazione eccellente e il rituale delle reazioni indignate, il sistema giudiziario adotta una formula nuova: definire eccezionale tutto ciò che ormai è strutturale.

La giustizia italiana avrebbe finalmente deciso di fare chiarezza sul proprio stato di salute. Non bene, non male: in emergenza permanente. È una categoria nuova, molto utile, perché consente di trattare come evento straordinario anche ciò che accade con la precisione di un turno d'ufficio da decenni. Ogni archiviazione eccellente, ogni reazione stizzita, ogni dibattito sulla credibilità del sistema può così rientrare in una cornice rassicurante: non è routine, è l'ennesima manifestazione di un'anomalia stabilmente amministrata. La formula si è resa necessaria dopo l'ennesimo capitolo di una storia giudiziaria italiana in cui il tempo passa, i nomi tornano, le accuse si sfaldano, le polemiche restano e tutti concordano almeno su una cosa: che la giustizia sia un problema enorme. Cambia solo il punto di osservazione. Per alcuni è troppo lenta, per altri troppo aggressiva, per altri ancora troppo intermittente. Ma proprio questa pluralità di lamentele ha suggerito la soluzione concettuale perfetta: se tutti si sentono danneggiati, allora siamo davanti a una vera neutralità sistemica. L'emergenza permanente permette anche una migliore distribuzione delle responsabilità. Nessuno è colpevole di qualcosa che viene descritto come crisi continua. Se il malfunzionamento è costante, diventa quasi un clima. E col clima, si sa, si convive. Si commenta, si deplora, si promettono riforme, poi si torna a vivere dentro lo stesso schema. È un meccanismo così rodato che persino l'indignazione sembra ormai praticata con un'eleganza da cerimoniale. Il vantaggio politico è evidente. Definendo emergenza ciò che si ripete da trent'anni, si evita l'incomoda alternativa fra ammettere che il problema è strutturale o che nessuno ha avuto davvero la forza di affrontarlo. Meglio allora una grande parola elastica, spendibile in conferenza stampa e resistente a ogni smentita dei fatti. La giustizia resta un'emergenza, dicono tutti. E infatti continua a restare lì, perfettamente in grado di rinnovarsi come emergenza a ogni nuovo episodio.